Storie di coniugi santi

Ulisse e Lelia Amendolagione

Santa Teresa, maestra di spiritualità coniugale

I coniugi Lelia e Ulisse Amendolagine

Servi di Dio

 

 

È una bella storia di santità quella di Lelia Cossidente e Ulisse Amendolagine, una santità profondamente vissuta nella dimensione quotidiana e familiare.

Lui laureato in giurisprudenza lei insegnante di scuola elementare.

Si sposano il 29 settembre 1930 nella Parrocchia di Santa Teresa a Roma affidata all’ordine dei carmelitani scalzi e entrano a far parte più attivamente della famiglia parrocchiale, lui nel Terz’ordine Carmelitano (Ordine Secolare) e lei nella confraternita del Santo Scapolare (Madonna del Carmine).

A rinsaldare il loro amore fu soprattutto la scoperta reciproca di una fede che costituì il punto di forza della loro unione coniugale”. Giorno dopo giorno,

nelle piccole e grandi vicende della vita, scoprendo e accettando in pieno la Volontà di Dio, danno testimonianza di grande fede, permeando di essa il proprio ambiente familiare.

Accolgono con serenità, le malattie e le prove che visitano la loro famiglia, sempre sicuri della benevola mano di Dio che guida ogni avvenimento per il bene.

Lelia, da buona mamma, seguiva, quasi tutti giorni i figli diventati chierichetti, mentre Ulisse, per motivi di lavoro, poteva farlo solo la domenica. Tre di loro partirono presto per la vita religiosa, due raggiunsero il sacerdozio, uno dei quali divenne carmelitano.

Nel 1947 la partenza di tre figli farà sperimentare loro la potenza dell’amore sacrificale, si resta esterrefatti per la sofferenza patita ma accettata con fede da entrambi. Il distacco dai tre figli conduce Lelia e Ulisse sulla strada del Calvario, di un cammino di amore, anche nel dolore, abbracciato e vissuto con grande fede. Una sofferenza accettata come atto di sottomissione fiduciosa di una madre e di un padre alla volontà di Dio: 

Non mancano i momenti di sconforto, soprattutto per Lelia, che si lascia andare ad espressioni di sfogo che sottolineano il peso della croce che insieme al marito cerca di sostenere: è il lamento di Cristo nell’orto degli ulivi, nell’ora della solitudine estrema, lamento seguito da un abbandono fiducioso nelle mani del Padre.

Sofferenza, dunque, accettata e vissuta nella certezza di una redenzione operata solo da Cristo

La lontananza diede l’occasione a Lelia e Ulisse di scrivere nei particolari la vita familiare, ma anche la loro vita spirituale. In ogni lettera c’è un riferimento sulla parrocchia e spesso sui santi carmelitani. Santa Teresina è la preferita da tutti e due.

Lelia muore il 3 luglio 1951 e Ulisse, deve affrontare la nuova situazione, e prende conforto e forza dagli scritti di Santa Teresa d’Avila, letti, conosciuti e ammirati con Lelia da sempre.

Il 25 agosto scrive al figlio: Sto leggendo la vita scritta da lei stessa e la leggo incominciando dall’ultimo capitolo e andando a ritroso, capitolo per capitolo, ad uso meditazione…. Me ne trovo bene: Mi ha dato molto conforto, Santa Teresa parlava con Nostro Signore come si può parlare in famiglia con uno di casa. Sono colloqui privati interessantissimi: visioni, profezie, consigli, conforti, osservazioni e ammaestramenti, che fanno molto bene all’anima.

Spiega il perché legge a ritroso, l’ha appreso nell’ascoltare una predica del P. Gabriele di S. Maria Maddalena, profondo conoscitore della spiritualità carmelitana, che lo suggeriva per San Giovanni della Croce. Il contenuto lo affascina, Si ferma a considerare il modo di esprimersi di Santa Teresa che per lui,appare molto simile al linguaggio materno. Alla fine di un anno drammatico per la famiglia (1951) assicura il figlio: io ancora sto leggendo i libri di Santa Teresa (la Madre Santa). Queste letture mi hanno fatto compagnia e mi hanno consolato dalla morte di mamma sino ad oggi ed io ne sono veramente grato alla Santa.

Ulisse infatti appartiene all’Ordine Secolare Carmelitano e ci tiene a chiamare il santi del Carmelo con il titolo di “santa Madre” o “santo Padre”, facendolo spesso precedere dal “nostro” o “nostra” tipico nei discorsi di ogni carmelitano.

L’anno seguente (1952) è alle prese con la lettura del Castello Interiore ed in seguito, anche con il libro delle Fondazioni. Quando parla delle Fondazioni dice: In questa opera S.Teresa si dimostra mistica ed insieme donna di azione. L’azione di S. Teresa si svolge per quattro tappe: la prima è l’obbedienza assoluta ai confessori, direttori spirituali e superiori: la seconda è la preghiera al Signore di aiutarla nell’opera che deve intraprendere; la terza è l’audacia dell’inizio, portato a termine con grandi sacrifici e sofferenze, contro le vedute dell’umana prudenza; la quarta è la piena confidenza nel Signore che compie Lui le opere così iniziate da Santa Teresa

In un momento di tristezza, leggendo l'Imitazione di Cristo, a lui familiare dopo il Vangelo, trova le medesime espressioni sulla sofferenza espresse da Santa Teresa, cioè che: “il Signore a chi vuol bene manda tribolazioni”. Aggiungendo una confidenza, quasi confessione: “È vero però che la mia natura e quella di altre persone si adatta poco a doni sgradevoli, ne risente troppo, le spiace. Io tuttavia in seguito a questa lettura mi sono rasserenato, non guardando alle tribolazioni, ma considerando la bontà e l'onnipotenza del Signore”

Nel 1955 Ulisse è colpito da paresi che immobilizza la parte destra. Deve ricominciare a scrivere come un bambino. Appena può manda al figlio un biglietto con grafia tutta tremante nel quale non può mancare S. Teresa. E’ il 19 Ottobre 1955: “Ora sto meglio. Sto a sedere sulla poltrona. Oggi è la festa di un amico della Santa Madre, S. Pietro d'Alcantara. Questi due Santi mi hanno impetrato una serenità di spirito grande e ne ringrazio il Signore”

Il 2 febbraio il Figlio Giuseppe (p. Raffaele) diventa sacerdote. Non potrà partecipare all’ Ordinazione, ma riceverà da lui la Comunione il giorno della Prima Messa in questa Parrocchia.

La lettera del 27 dicembre 1957 è una delle ultime sue lettere scritta al figlio. Riguarda il Cammino di Perfezione. 

E' una meditazione nella quale confida al figlio (ormai sacerdote) i suoi pensieri e chiede anche umilmente di correggerlo. Parla di Paradiso, di vita eterna e perciò di risurrezione, suo pensiero dominante che gli aveva ispirato di far scrivere sulla tomba che raccoglieva i suoi resti mortali insieme a quelli di sua moglie “RISORGEREMO!”, prima che fossero traslati in questa parrocchia dove vissero:

 “Sto leggendo Il Cammino di Perfezione scritto dalla nostra Santa Madre. Mi sembra sia (o altrimenti correggimi) tutta una interpretazione data alle parole rivolte dal Signore alla Samaritana circa l’acqua che dopo bevuta, si ha ancora sete, è l’acqua che dà il Signore che elimina completamente e per sempre la sete. L’acqua naturale è figura dei beni di questo mondo. L’acqua del Signore sono invece le delizie spirituali. La Santa Madre cerca di descrivere, meglio che le riesce, queste spirituali delizie, che lei stessa ha provato e la via, ovvero i mezzi pratici, per giungervi. Mi pare, o forse mi sbaglio, che queste delizie siano qualche cosa di analogo a quello che gode o soffre un’anima, subito dopo abbandonato il corpo, dopo la morte, passando per il purgatorio e andando in Paradiso. Si tratta di anime elette che hanno poco purgatorio da fare e vanno presto in Paradiso. La Santa mi sembra che abbia provato tutto ciò già in questa vita. È un libro interessante, come del resto tutti gli altri scritti di lei, specie in questo tempo di materialismo”

 

Lelia e Ulisse rappresentano un grande esempio di santità di coppia. Due sposi che trasformano la vita matrimoniale in luogo di continua presenza dell’amore di Dio che si dona attraverso la concretezza dei lavori e dei gesti quotidiani e si rende sperimentabile nelle attenzioni e negli affetti vissuti dentro i legami familiari. Tra le mura domestiche, estese con la preghiera fino ad inglobare anche i figli lontani, Lelia e Ulisse vivono con coscienza ed abnegazione la loro dipendenza da Dio in un rapporto comunitario dove ognuno trova la sua edificazione personale. La maestà e lo splendore di Dio risplendono ancor più mirabilmente nell’unione di due cuori innamorati in Cristo Gesù.

Santuario Santa Teresa alla Kalsa

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