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Meditazioni di Elisabetta della Trinita'

 

“ Siate perfetti come è perfetto

il Padre che è nei cieli (Mt 5,48).

Quando il mio Maestro mi fa sentire questa parola nel fondo dell’anima,mi sembra che mi chieda di vivere come il Padre “in un eterno presente”, senza prima,  senza dopo,  senza poi, ma tutta intera nell’unità del mio essere, in questo  “eterno presente “  .

 

Ma cos’è questo presente? Ecco a rispondermi il profeta David:

Lo si adorerà sempre per se stesso”.

 

Ecco quell’eterno presente nel quale Laudem gloriae (Ef.  1,12) deve restare fissa. (Ef.  1,12). Ma perché sia vera in questo atteggiamento di adorazione, perché possa cantare  “Voglio svegliare l’aurora” (Sal 56,9), bisogna che possa dire con san Paolo. “Per amor suo, ho lasciato perdere tutto (Fil 3,8): cioè per via di lui, per adorarlo sempre mi sono  isolata,separata,spogliata (Giovanni della Croce) da me stessa e da tutte le cose, sia nell’ordine naturale che in quello soprannaturale, di fronte ai doni di Dio.

 

Un’anima infatti che non è così “distrutta e libera” di se stessa (Giovanni della Croce), sarà necessariamente in certe ore banale e naturale, e questo non è degno di una figlia di Dio, di una sposa di Cristo,di un tempio dello Spirito Santo.

 

Per premunirsi contro questa vita naturale,bisogna che l’anima sia tutta vigilante nella sua fede, con lo sguardo interiore tutto rivolto verso il Maestro….

 

Allora “ adorerà sempre il suo Dio per se stesso”  e vivrà a sua immagine in quell’”eterno presente” in cui egli vive…..

Perché nulla mi faccia uscire da questo bel silenzio interiore è necessaria sempre la stessa condizione, lo stesso isolamento, la stessa separazione,lo stesso spogliamento!

 

Se i miei desideri, le mie paure,le mie gioie e i miei dolori, se tutti i moti provenienti da queste “quattro passioni” (Giovanni della Croce) non sono perfettamente ordinate a Dio, non sarò sola,vi sarà del rumore in me…… E’ dunque necessaria la quiete, il sonno delle potenze, l’unità dell’essere….“Ascolta, figlia mia,porgi l’orecchio,dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, e al Re piacerà la tua bellezza” (Sal 44, 12-13).

 

Mi sembra che questo appello è un invito al silenzio: ascolta…..porgi l’orecchio…..ma,  per ascoltare,bisogna dimenticare   “la casa del proprio padre” vale a dire tutto ciò che attiene alla vita naturale, quella vita di cui intende parlare l’Apostolo quando dice: “Se vivrete secondo la carne, morrete”

 

Dimenticare il  “proprio popolo”, è più difficile, mi sembra, perché questo popolo, è tutto il mondo presente che fa parte, per così dire,  di noi stessi. E’ la sensibilità, i ricordi, le sensazioni, ecc., in una parola il proprio  io.

Bisogna dimenticarlo, lasciarlo, e quando l’anima ha compiuto questa rottura con il mondo e si è disfatta di tutto, il  Re è preso dalla sua bellezza, perché la bellezza è l’unità. Cosi almeno è di Dio!.... (Ultimo ritiro 25/26 decimo giorno)

 

L'anima che conserva ancora qualche cosa nel suo dominio interiore, le cui potenze non sono tutte " incluse " in Dio, non può essere una perfetta " lode di gloria ", non è in grado di cantare senza interruzione quel canticum magnum di cui parla san Paolo.

                                                                             (Pensieri - Elisabetta della Trinità )

 

 

Rivelazioni di Gesù a Suor Josefa Menendez

 

Possiamo  considerare  la nostra  anima  come  un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte stanze.

Del resto, sorelle, se ci pensiamo bene, che cos’è l’anima del giusto se non un paradiso, dove il Signore dice di prendere le sue delizie?
E  allora come  sarà  la stanza  in cui si  diletta un Re così  potente, così saggio, così puro, così pieno di ricchezze? No, non vi è nulla che possa paragonarsi alla grande bellezza di un’anima e alla sua immensa capacità!

Mi diceva ultimamente un grande teologo che le anime senza orazione sono come un corpo storpiato o paralitico che ha mani e piedi, ma non li può muovere. Ve ne sono di così ammalate e talmente avvezze a vivere fra le cose esteriori, da esser refrattarie a qualsiasi cura, quasi impotenti a rientrare in se stesse.

Abituate a un continuo contatto con i rettili e gli animali che stanno intorno al castello, si son fatte quasi come quelli, e non sanno più vincersi, nonostante la nobiltà della loro natura e la possibilità che hanno di trattare nientemeno che con Dio.

Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l'orazione e la meditazione, non mi schiero di più per l’orazione mentale che per quella vocale, perché dove si ha orazione occorre che vi sia pure meditazione.

Non chiamo infatti orazione quella di colui che non considera con chi parla, chi è che parla, cosa domanda e a chi domanda, benché muova molto le labbra.

Ma se qualcuno ha l'abitudine di parlare con la maestà di Dio come con uno schiavo, senza pensare se dice bene o male, contento di quello che gli viene in bocca o ha imparato a memoria per averlo recitato altre volte ...io  non ritengo ciò  orazione, né piaccia a Dio che vi siano cristiani che facciano così..

Come da una fonte limpidissima non sgorgano che limpidi ruscelli, così è di  un'anima in grazia: le sue opere riescono assai grate agli occhi di Dio e degli uomini, perché procedenti da quella fonte di vita nella quale essa è piantata come un albero, e fuor dalla quale non avrebbe né freschezza né fecondità. Quell'acqua la conserva, impedisce che inaridisca e ne ottiene frutti saporosi, ma se l'anima l'abbandona di sua colpa per mettersi in un'altra fonte  dalle acque sudice e fetenti, non sgorgherebbe da lei se non la stessa abominevole sporcizia. 

 

                                                  S.Teresa D'Avila (da Il Castello Interiore - Mansioni)

 

 

 

CONFIDENZE DI UN PRETE:

Jean Remy  “ salvato” da Elisabetta della Trinità

 

L’autore di queste confidenze è un sacerdote francese della diocesi di Cambrai morto poco dopo la stesura di questo libro.

Nella vita di Jean Remy c’è un prima ed un dopo Elisabetta (all’epoca non ancora beata).

La data dello spartiacque è il 1983 quando casualmente in un parlatorio di suore agostiniane  l’Autore si imbatte nella famosa “Elevazione“ di Elisabetta alla santissima Trinità e questo gli sconvolgerà la vita; a quell’appuntamento l’autore è giunto in uno stato pietoso: parroco stimato e adulato dai suoi parrocchiani, stimato pure dal suo vescovo,uomo d’azione con l’agenda fitta di incontri e una rubrica telefonica da far invidia. Jean Remy è un parroco come tutti lo vorrebbero: attivo,aperto,intraprendente di cui si sussurra che farà carriera e invece è un prete che non prega più da tempo,pieno di se stesso, dei suoi successi e delle sue opere.

Ha girato il mondo,  percorre il pianeta dalla Grecia al Libano, dall’Egitto all’India, dalla Mauritania alla Thailandia.In Africa scopre la miseria ma anche la gioia di vivere il Vangelo. Vuole partire per il Burino Faso come “Fidei Donum” ma il suo cuore improvvisamente cede ed è costretto a stare a riposo nella piccola canonica di Cagnoncle in uno stato di sconforto e di depressione. Si sente più volte morire, è tentato dall’idea del suicidio,ma nel 1983 nel parlatorio delle suore agostiniane di Saint Amand legge la preghiera di Elisabetta alla Santa Trinità che non conosceva assolutamente.

E’ un colpo di fulmine, Elisabetta diventa la sua amica fedelissima. Promette alla futura beata due ore di orazione teresiana al giorno:resterà fedele a questo impegno sino alla morte. Più volte miracolato consacra la sua esistenza a far conoscere e a proclamare il messaggio di Elisabetta.Tuttavia altre grosse difficoltà cardiache mettono a rischio la sua vita, ma sempre guidato dalla sua fedele amica si ristabilisce: i medici non ci capiscono niente….Durante i numerosi ricoveri ospedalieri predica ritiri, tiene conferenze, incontra ammalati, medici e infermieri che lo interrogano sulla sua fede.

Ecco la conclusione di questo bel libro: “Senza dubbio per seguirvi, oh Gesù, bisognerà che io muoia:ma che cosa c’è di più dolce per il mio cuore,morire, perché morire significa vedervi, oh Dio mio!”

 

 

LA VIA DELLA VERA FELICITA’

da “Gli scritti dei santi”   Sant’Agostino - La vita cristiana  - editrice Shalom

 

Tu vuoi certamente vivere felice; non esiste uomo che a questa domanda, prima che ancora sia terminata, non risponda di si.

Ma,  non puoi essere felice se non hai ciò che ami, né se non ami ciò che hai,

Essere felice è un bene tanto grande e buono che tutti, buoni e cattivi, lo desiderano.

Non desta meraviglia il fatto che i buoni vogliono essere buoni per essere molto felici, ma desta meraviglia che anche i cattivi vogliono essere cattivi per essere felici.

Infatti chiunque è schiavo delle passioni e corrotto  dalla lussuria cerca in questo male la felicità;

Non vogliate cercare un bene così grande su strade sbagliate. Non sono affatto felici coloro che camminano per le strade perverse del mondo: “ Beati coloro che nella via del Signore sono senza macchia e che camminano nella legge del Signore. Beati quelli che cercano con cuore sincero”.

Beati  nella speranza, non nella realtà; come “coloro che sopportano persecuzioni a causa della giustizia” non nel presente, quando sopportano persecuzioni, ma nel  futuro, perché di essi è il regno dei cieli. E beati quelli “che hanno fame e sete di giustizia”, non perché hanno fame e sete, ma per quel che segue:”Perché saranno saziati. E beati quelli che piangono”, non perché piangono, ma per quel che segue: “Perché rideranno”. E pure: “Beati quelli che scrutano le sue testimonianze e lo cercano con cuore sincero” non perché scrutano e cercano, ma perché troveranno ciò che cercano.

Cerca con tutto il cuore, non cercare con negligenza: se sarai beato nella speranza, forse la speranza ti renderà immacolato. Infatti in questa vita, sebbene cammini nella legge del Signore, sebbene la cerchi con cuore sincero, se avrai detto di essere senza peccato, seduci te stesso e la verità non e’ in te.

Quindi  sarai felice se vorrai essere giusto: cerca dentro di te ciò che ti può rendere felice,

Quando sarai felice, sarai certamente migliore di ora che sei infelice; non può assolutamente succedere che ciò che è cattivo ti renda migliore.

Tu sei uomo ed è peggiore di te ciò che desideri avere: oro, argento,beni materiali che desideri acquistare, possedere, godere: essi valgono meno di te. Tu sei migliore, vali di più:  certamente vuoi essere migliore di quello che sei quando vuoi essere felice mentre sei misero.

Vuoi essere migliore e poi per ottenerlo cerchi e ricerchi ciò che è peggio per te,qualsiasi cosa tu cerchi sulla terra è peggio di te.

Vuoi  un buon consiglio? Vuoi essere migliore di come sei? Cerca ciò che è meglio di te, così diventerai migliore di come sei.

Elevati verso il Creatore: non disperare, non dire mai: “Questo è troppo per me” Ti costa molto di più il possesso dell’oro che desideri avere. L’oro, per quanto tu desideri averne, forse non l’avrai: Dio, invece, lo potrai avere ogni volta che vorrai, perché  egli, prima che tu lo volessi, venne a te, e quando tu non lo volevi, ti chiamò, e quando ti fosti rivolto a lui, ti terrorizzò, e quando terrorizzato, chiedesti perdono, ti consolò,

Dio che ti ha dato tutto, Dio che ti ha creato, che a quelli che sono  come te, buoni e cattivi, manda il sole, la pioggia, i frutti, le fonti, la vita, la salute e tant’altre cose buone, per te, poi, riserva qualche dono che dà solo a te. Che  cos’è ciò che ti riserva, se non se stesso? Chiedi pure altro, se troverai di meglio: Dio ti dà se stesso! Desidera possedere Dio e sarai certamente felice. Questo basterà per essere felice: è un bene migliore di te, per cui sarai migliore di quello che sei. Questo devi amare, questo devi possedere, questo, quando vuoi, potrai avere e l’avrai gratuitamente.

Se possiedi dell’oro, sii padrone dell’oro, ma non schiavo dell’oro. Dio ha fatto l’oro e ha fatto te che sei superiore all’oro: egli ha fatto l’oro per la tua utilità; te a sua propria immagine.

Cerca quanto ti è sufficiente, non di più: il resto ti appesantisce, non ti solleva, è zavorra. Non leggerezza. Non devi vivere nell’abbondanza, ma saperti povero, Quanto più amerai e possederai ricchezze, tanto più ne sentirai il cocente bisogno.

Ti sarai accorto di chi, avendo poco denaro, è contento dei suoi piccoli guadagni; ma poi, quando incomincia ad abbondare l’oro e l’argento, poiché si tratta di false ricchezze, li vedrai rifiutare i piccoli guadagni, infatti l’accresciuta ricchezza non chiude la bocca all’avarizia, ma la spalanca.

Scegli un’altra strada: ama dio, disprezza i beni temporali. Disprezza le cose umane: da questa terra dovrai andartene: non è questa la tua stabile dimora. Preparati alla vita futura; disprezza le cose presenti. Se possiedi, fà del bene; se non possiedi non infiammarti di cupidigia, Vai dal bene;  non sai dov’è?. Non mormorare contro Dio.

Ascolta me o povero: se hai Dio, cosa non hai?

Ascoltami o ricco, se non hai Dio, che cosa hai?

                                                 

 PREGHIERA

                     O Signore, mio Dio, rendi gioiosa l’anima del tuo servo, perché a te ho elevato l’anima mia: rendila gioiosa, perché l’ho elevata a te. Essa era a terra e ne sentiva l’amarezza. Perché non si raffreddasse nell’amarezza e non perdesse la dolcezza della tua grazia l’ho elevata a te: falla contenta vicino a te. Tu solo sei infatti la mia dolcezza; il mondo è pieno di amarezza.

                     Allora perché amo la vanità e cerco la menzogna? A che mi serve essere felice delle cose meschine? Solo tu puoi farmi felice: non è da te che proviene tutto ciò che è vero? Tutto ciò che è fuori di te è “vanità delle vanità, e tutto è vanità “

                    Che ricchezza è la mia che si affanna lavorando sotto il sole? A che serve lasciarmi prendere dall’amore delle cose temporali? Perché vado appresso alle cose ultime come se fossero prime, sapendo che ciò è vanità e menzogna?

                     Sii tu la mia eredità: tu mi possiedi, mi contieni:Sia io la tua eredità, perché sei tu a governarmi e sorreggermi. Tutto il mio cuore lo pongo sull’altare della tua gloria, te lo offro come sacrificio di lode. La fiamma del tuo amore infiammi il mio cuore:nulla di me resti a me, nulla che mi permetta di vedere solo me stesso, ma tutto bruci nel tuo fuoco, tutto arda di amore per te, come infiammato da te.

 
 
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