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FINALMENTE SANTA!

          Suor Elisbetta della Trinità, la giovane Carmelitana Scalza, morta il 9 novembre 1906, elevata agli onori degli altari da S. Giovanni Paolo II con la beatificazione del 1984, è finalmente stata iscritta nell'Albo dei Santi da Papa Francesco, il 16 ottobre scorso con l'ufficiale canonizzazione in Piazza San Pietro.

         Elisabetta fu una giovane  spigliata ed intelligente, una pianista, poetessa a buon livello, scrittrice dalla penna facile.Morì a soli 26 anni di età.

    Ma chi era questa ragazza che a 21 di età, nel cuore della giovinezza,trovò la forza, anzi l'entusiasmo di rinunciare a successi, arte, amori, per rinchiudersi in un monastero di clausura?

        Elisabetta amò la vita. Fu giovane, ma sopratutto fu giovanile.Cantò la libertà dell'amicizia e la bellezza della natura.Il suo animo d'artista sprigionò sinfonie da ogni angolo del creato. Viaggiò, ammirò, descrisse con la freschezza di un animo rigonfio di vita.

        E lì, nel cielo della sua libertà, incontrò Dio.Un Dio per intero, con la mediazione di Cristo Gesù, Amico e Amore supremo.Allora il Carmelo, con la sua solitudine, costituì il canto della libertà, la sinfonia più bella dedicata al suo Innamorato.Vi entrò il 2 Agosto 1901. Scriverà,ricordando quei giorni: "Qando le ho visto piangere (la mamma e la sorella Margherita) anch'io ho pianto dirottamente. O mio Gesù, bisogna che siate proprio Voi che mi chiamate e mi sostenete, bisogna che io vi veda tendermi le braccia al di sopra di queste mie dilettissime, perchè il mio cuore non si spezzi....O Maria date loro forza e coraggio, e comprendano esse che, nonostante l'amore che ho per loro, sono pronta a lasciarle per il mio Gesù. Fate che esse fermamente credano che è lui che mi chiama e che per solo per Lui io le sacrifico" (dai Ricordi)

     Elisabetta Catez ricevette l'abito di Carmelitana Scalza nel monastero di Dijon il giorno 8 dicembre 1901, festa dell'Immacolata Concezione di Maria, assumendo il nome di Elisabetta della Trinità.

      Alla scuola del Carmelo imparò a nutrire una profonda devozione verso la Vergine Maria e verso Gesù Bambino.

Pronunciò i voti perpetui di castità, povertà e obbedienza l'11 gennaio 1903 e fu monaca per sempre. Ma solo per tre anni,almeno su questa terra. Le angosce, il dolore, le prove e la malattia furono il pane quotidiano di Suor Elisabetta.

     Il Crocifisso è l'inseparabile Amico di suor Elisabetta: "Chi potrebbe dire il gaudio della mia anima quando contemplo il crocifisso che ho ricevuto il giorno della mia professione?... Ora non ho più che un desiderio: amarLo ogni momento, zelare il suo onore e formare la sua felicità; come una sposa" (alla signora Angles 1903). Queste parole le possiamo scrivere tutti, ma le vivono solo i santi, "Eccomi dunque sposa di Cristo! Vorrei potervi parlare della mia professione; ma credetemi, è qualcosa di così divino! Che il linguaggio della terra è impotente a ridirlo" (alle zie Rolland 1903).

     

 

        La vita dei santi non è una vita straordinaria, è la vita di ogni giorno vissuta in m odo straordinario. Ecco Suor Elisabetta identica ad una suora o ad una casalinga dei nostri giorni: "Il giorno di Santa Marta abbiamo festeggiato le nostre consorelle di velo bianco.... (Sono le novizie che le sostituiscono e fanno la cucina) Io sono al noviziato perchè vi restiamo tre anni dopo la professione, ed ho passato perciò una buona giornata accanto al fornello con il mestolo in mano.Non sono andata in estasi come la mia S.Madre Teresa, ma ho creduto alla divina presenza del Maestro che stava in mezzo a noi e la mia anima adorava, al centro di se stessa,Colui che Maria aveva saputo riconoscere sotto il velo dell'umanità". (alle zie Rolland, agosto 1905)

       Fra giugno e luglio del 1903 suor Elisabetta cominciò a sentire, i primi attacchi del moro di Addison, di cui allora erano assolutamente sconosciuti i sintomi e le cure. L’assaliva una strana astenia, senza cause apparenti... In quei momenti si sentiva all’estremo delle forze, fino al punto di non poter raggiungere l’ultimo gradino delle scale del monastero.

     Nella primavera del 1906 acutissimi attacchi di mal di stomaco fecero pensare ad un’ulcera. Si parlò anche di tubercolosi. I medici non seppero in realtà diagnosticare il male, né arrestarlo, e tanto meno guarirlo. Poterono soltanto constatare che le sofferenze fisiche dovevano essere a volte intollerabili.  

     Ecco alcuni flash sull’infermeria: “Dalla fine di marzo sono nell’infermeria, inchiodata al letto, e senza altro ufficio ormai che quello di amare (a Germana di Gemeaux, maggio 1906) “Nella solitudine della mia piccola infermeria, siamo così felici tutte e due (Gesù ed Elisabetta) E’ un cuore a cuore che dura notte e giorno. E’ delizioso!” (a Francesca de Sourdon ,1906). “Ogni mattina ho la felicità di essere trasportata alla grata della Comunione, vicino alla cella, e poi torno a fare il ringraziamento nel mio lettuccio” (alla signora Hallo, marzo 1906).

        Suor Elisabetta non è ignara. Sente benissimo che la sua giovinezza sta per essere stroncata e che il Signore, nel misterioso disegno del suo amore, sta per chiederle il sacrificio della   vita: “Se sapesse quale opera di distruzione sento in tutto il mio essere! E’ la via del Calvario che si è aperta per me, ed io sono felicissima di camminarvi come una sposa a fianco del divin Crocifisso” (al Can. Angles, luglio 1906). “Parto con la S. Vergine per prepararmi alla vita eterna: Se la S. Vergine mi troverà pronta, essa mi rivestirà della veste di gloria….  Non ho mai amato la S. Vergine come ora. Piango di gioia pensando che questa creatura tutta serena, tutta luminosa, è mia madre. Gioisco della sua bellezza come un bambino che ama la sua mamma, Mi sento portata così fortemente verso di lei e l’ho scelta come Regina e   Custode del mio Cielo” (alla sorella Margherita 16 luglio 1906, Festa della Vergine del Carmelo).

    Suor Elisabetta finì di consumarsi il mattino del 9 novembre 1906.Le sue ultime parole che le furono udite mormorare, prima di entrare nella lunghissima agonia, furono: vado alla luce, all’amore, alla vita”….

 

Messaggio  di S.Elisabetta dellaTrinità

"Mi sembra che in Cielo la mia missione sarà quella di attirare le anime, aiutandole ad uscire da se stesse per aderire a Dio con un movimento spontaneo e pieno di amore, e di tenerle in quel grande silenzio interno che permette a Dio d’imprimersi in loro, di trasformarle in se stesso".

                                                                                (Dagli scritti di s. Elisabetta)

Fonte: Messaggero di p .Guido Roascio

S. Elisabetta della Trinità

Elisabetta con il suo strumento preferito, il piano

Elisabetta e la sorella Guite nell'agosto 1893